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CLASSIFICAZIONE SCIENTIFICA:
Il Colombaccio appartiene
all’Ordine dei Colombiformi, alla Famiglia dei Columbidi,
ed al Genere Columba.
Più grande di un normale piccione
domestico (Columba Livia), ha lunghezza che può variare da 40 a 50
cm, apertura alare da 70 a 75 centimetri e peso che oscilla attorno
ai 500g; i pesi massimi possono addirittura raggiungere i 700g.
La specie Columba palumbus si
suddivide in ben cinque sottospecie:
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Columba
palumbus palumbus:
il nostro Colombaccio
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Columba
palumbus iranica:
Localizzabile nell’Iran ed al sud della Turchia (di dimensioni
leggermente più grandi rispetto al nostro Colombaccio e con un
grande collare bianco)
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Columba
palumbus azoica:
sedentaria delle Azzorre, con collare di modeste dimensioni.
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Columba
palumbus casiotis:
tipica delle montagne ad ovest dell’afganistan ed a sud-est
dell’Iran.
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Columba
palumbus maderensis:
oggi forse estinta, definita sedentaria di Madera.
Il Colombaccio è conosciuto
all’estero come pigeon ramier o palombe (Francia),
ring dove o wood pigeon (Regno unito) e Paloma torcaz
(Spagna). Nelle nostre contrade due nomi su tutti, Colombaccio e
palomba, benché molte siano le denominazioni locali:
palombo,piccione,piccionaccio,favazzo solo per citarne alcune.
Le misure del Colombaccio, che
abbiamo citato sopra, fanno sì che questo sia considerato il più
grande animale appartenente alla famiglia dei Columbidi. Ha una
vista proverbialmente sviluppata (gli occhi posti lateralmente alla
testa stretta gli assicurerebbero un raggio visivo di 270 gradi) ed
è sensibilissimo ai suoni acuti; è stato a torto considerato sordo
per la sua propensione a non lasciarsi allarmare dai suoni gravi. E’
munito di una lunga coda (ca 25 cm), che conferisce equilibrio ed
armonia alla robusta sagoma e le cui penne sulla faccia superiore
presentano estremità listate di nero, mentre inferiormente si
caratterizzano per una fascia chiara immediatamente precedente
quella nera apicale. Piumaggio grigio bluastro uniforme, con ampia
barra alare bianca e (solo negli adulti) macchia bianca molto
evidente ai lati del collo. I giovani si differenziano, come abbiamo
detto, in primo luogo dalla presenza del cosiddetto collare,
costituito da due macchie simmetriche di colore bianco collocate ai
lati del collo che arrivano quasi a congiungersi sul retro e che
iniziano a comparire solo al quarto mese di vita, in secondo luogo è
facile notare come nell’esemplare adulto questo presenti un’iride
giallo chiara leggermente verdastra mentre nel giovane una
colorazione grigia piuttosto scura, talvolta però è possibile
riscontrare tale colore anche in soggetti ormai formati. Il becco
presenta base rosata e punta di color giallognolo talvolta arancione
ed è un altro segno indicativo della classe di età: corneo e di
color rosastro vinaccia con apice giallo (talora avorio) e tonalità
rosso arancia verso la base quello dell’adulto; cartilagineo e
grigio quello del giovane. Tornando alla livrea, l’esemplare adulto
mostra sulle piume del collo riflessi metallici assenti nel giovane,
che però a differenza dell’adulto, presenta copritrici alari delle
remiganti primarie contraddistinte da apici di color tortorino e
copritrici delle secondarie venate di sfumature di identico colore.
A dodici mesi il colombaccio ha assunto definitivamente l’abito
completo di adulto, cioè, oltre ai tratti suddetti, un piumaggio
dall’omogeneo color grigio intenso con tonalità di blu, il petto
dalla livrea marcatamente vinata che va a sfumare in un addome
grigio biancastro, gambe piumate con piedi di color rosso e
remiganti primarie nere con una nitida linea bianca lungo il
vessillo esterno. Esistono ovviamente esemplari albini ma anche rari
soggetti isabellini che dal punto di vista cromatico differiscono
nettamente dalla tipologia dominante. Se abbiamo parlato della
sottile vista del Colombaccio e del suo olfatto, d’altro canto
dobbiamo prendere in esame anche l’olfatto e il tatto. Numerosi
ricercatori hanno attuato verifiche sui principali navigatori di
bordo del piccione viaggiatore (Columba livia): si è accertato se la
capacità di ritorno in colombaia possa essere condizionata
dall’olfatto. Le prove si sono svolte rendendo inefficaci i nervi
olfattivi di alcuni piccioni, constatando che tali soggetti
trovassero difficoltà ad effettuare il rientro in piccionaia. E’
stato appurato che il volo di ritorno oltre ad essere influenzato,
come vedremo più avanti, dalla memoria visiva, dal magnetismo
terrestre e da altri fattori è fortemente condizionato dall’olfatto,
dai particolari odori legati al luogo natio: il profumo del mare,
quello della macchia mediterranea, gli odori di un pascolo montano
son ben impressi nella memoria del Colombaccio. Per quanto riguarda
il tatto occorre dire poco se non che il Colombaccio predilige per
l’appollo tronchi di una certa grandezza e orizzontali.
Il volo del colombaccio è molto
agile, potente ed elegante allo stesso tempo. La velocità in
migrazione si aggira intorno ai 50/60 chilometri orari, ma può
subire impressionanti accelerazioni in seguito ad attacchi da parte
di altri animali.
Il Colombaccio è un animale
gregario, migratore con uno spiccato senso della territorialità.
Prima di esaminare i comportamenti del selvatico durante la vita
voglio parlare della sua longevità; recenti ricerche effettuate in
Francia hanno determinato che attualmente la speranza media di vita
di un Colombaccio, in libertà, è di circa tre anni. Le condizioni di
vita particolari di un individuo allevato permettono di allungare la
sua vita anche di dieci anni. Il primato di longevità fra selvatici
dobbiamo sapere che spetta proprio ad un Colombaccio catturato
nell’ottobre del 1966 a Lecumberry (Sud-Ovest della Francia), aveva
sedici anni e quattro mesi ed era stato inanellato nido in Lituania
nel 1950. Esaminiamo adesso le abitudini di vita del Colombaccio:
Alimentazione, riproduzione e migrazione. Partendo a parlare
dell’alimentazione bisogna soffermarsi sul nome britannico del
selvatico: Wood Pigeon, cioè “Piccione di Bosco”, questo ci fa
pensare ad un animale che completa il proprio ciclo biologico più o
meno all’interno del bosco, è stato così per molto tempo. Il
Colombaccio da abitante del bosco è divenuto assieme all’uomo
abitante dei campi, iniziando a cibarsi di tutte quelle leccornie
ricche di energie (Grano,Granoturco, Orzo…), la sua plasticità e la
capacità di saper cogliere al volo le opportunità offerte
dall’ambiente hanno costituito la possibilità di evolversi al
meglio. L’alimentazione del Colombaccio varia al variare delle
stagioni. Durante la primavera i selvatici possono fruire degli
ultimi frutti dell’edera (ricca di Lipidi), ancora di qualche
ghianda e soprattutto delle nuove gemme di varie essenze. Il momento
delle cove coincide con quello della mietitura dei cereali, con
l’opportunità di rinvenire cibo molto nutriente. In autunno invece
iniziano a maturare molti tipi di ghianda molto appetiti dal
Colombaccio, quelli della roverella, rovere, farnia, leccio, quercia
sugheraia, per finire con le ghiande del cerro che, per le notevoli
dimensioni, non sono certo tra le preferite, altro alimento
prediletto dal Colombaccio è la cosiddetta faggiola, il frutto del
faggio. L’inverno invece coincide con la presenza di numerose
varietà di frutti di bosco (alloro,edera…). Per quanto riguarda la
plasticità del Colombaccio, relazionata all’alimetazione, si può
citare la straordinaria adattabilità che lo porta ad alimentarsi di
piccole castagne,trifoglio,uva e olive; La dieta inoltre comprende
anche l’ingestione di numerose pietruzze, utili alla triturazione
del cibo, ancora stoccato nel gozzo ed un’innata propensione alla
ricerca del sale (come succede per tutte le forme di vita animale).
La primavera è l’inizio della stagione riproduttiva del colombaccio
che ad inizio stagione forma una coppia che rimarrà unita fino a
fine estate, quindi monogamo; inoltre risulta essere molto
territoriale in quanto ogni coppia, a seconda delle disponibilità
alimentari, ha bisogno di un cero spazio di assoluto dominio, non
tollerando la presenza di consimili. Il maschio del colombaccio
effettua un tipico corteggiamento nei confronti della femmina che
prevede ripetute serenate, spettacolari voli d’amore, sonori battute
d’ali atte a richiamare le femmine ed impaurire i possibili rivali
in amore. Una volta attratta la femmina e formata la coppia, si
dovrà necessariamente provvedere prima alla scelta del luogo ove
costruire il nido poi alla sua realizzazione. Il nido, realizzato in
modo molto precario viene costruito sulle vette di alti alberi,
recenti studi hanno dimostrato ciò, personalmente però ho trovato un
nido all’interno di una siepe sul fiume Loira in Francia,
l’eccezione che conferma la regola. La deposizione delle uova,
solitamente due, avviene nell’arco di un paio dio giorni e la
successiva cova prosegue per diciannove giorni. Le uova vengono
incubate da entrambi i genitori che alla mattina presto e alla sera
tardi si scambiano di posto, la notte però è sempre la femmina che
rimane nel nido. Dopo la schiusa i nidiacei sono alimentati con il
latte di piccione, una particolare sostanza casearia prodotta dal
gozzo degli adulti e particolarmente nutriente. Il loro peso alla
nascita si aggira intorno ai 16/17 gr mentre a sei giorni di vita
questo sfiora già i 95/100 gr ed a quindici giorni può raggiungere i
300 gr. Verso tre settimane di vita i pulcini si involano rimanendo
sempre nelle vicinanze del nido nei primi tempi. Il Colombaccio può
portare a termine fino a tre covate all’anno, questo è dimostrato
dalla presenza di soggetti giovani anche a fine novembre. Per
terminare il discorso bisogna tener conto anche della muta delle
penne, aspetto fondamentale per il riconoscimento del Colombaccio. I
giovani iniziano la muta delle penne a sei settimane di vita, per
gli adulti invece l’inizio della muta coincide principalmente con
l’estate, più precisamente col finire della bella stagione. Il
dimorfismo giovane adulto si percepisce fino all’anno di età,
periodo nel quale il colore della livrea del Colombaccio passa da un
Tortorino ad un grigio più scuro e si nota benissimo la comparsa del
collare bianco tipico della specie che compare dai 4 mesi di vita,
il soggetto con il collare bianco ben formato è detto adulto.
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